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Una donna con la macchina fotografica al collo che sale a mani nude, senza corda e senza scarpe adatte, sulla parete di roccia calcarea che chiude la cala di Lama Monachile: è la scena che sabato 8 agosto 2026 ha bloccato il fiato a decine di bagnanti a Polignano a Mare. Durante la salita la turista ha perso un appiglio ed è rimasta immobile per alcuni istanti sulla verticale, mentre dagli scogli e dalla spiaggia partivano decine di riprese con lo smartphone. È riuscita a rimettersi in sicurezza da sola, senza l'intervento dei soccorritori, ma il video ha fatto il giro dei social nel giro di poche ore.
In sintesi: L'8 agosto 2026 a Polignano a Mare (Bari) una turista è salita senza attrezzatura sulla parete rocciosa sopra Lama Monachile per scattare una fotografia. Ha perso un appiglio restando bloccata alcuni istanti sulla verticale, poi si è messa in salvo autonomamente. Nessun soccorso attivato, nessun ferito. Il filmato girato dai bagnanti è diventato virale sui social.
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Aggiornato sabato 8 agosto 2026. Rispetto alle prime segnalazioni arrivate dalla cala nel primo pomeriggio, il quadro è ora più chiaro: non ci sono stati né interventi dei Vigili del fuoco né uscite di mezzi della Guardia Costiera, e la donna non ha riportato ferite. Resta il fatto, e non è un dettaglio, che quel tratto di parete non è una via attrezzata.
Cosa è successo esattamente a Lama Monachile?
La ricostruzione è affidata alle immagini girate dai presenti e rilanciate da CorriereTv, che ha diffuso il filmato in giornata. La turista si è mossa lungo la parete che sovrasta il lato della cala, con la fotocamera appesa al collo e le mani libere, apparentemente per guadagnare qualche metro di quota e inquadrare dall'alto il ponte borbonico e l'acqua turchese sottostante.
La sequenza degli eventi, per come emerge dai video e dai racconti dei bagnanti:
- Salita iniziale: la donna supera i primi metri di roccia dal livello degli scogli, senza imbrago né casco.
- Perdita dell'appiglio: a metà parete un appoggio cede o scivola e la turista resta ferma, aderente alla roccia, per alcuni secondi.
- Reazione della spiaggia: dalla cala partono richiami e decine di riprese con il telefono; qualcuno valuta di chiamare i soccorsi.
- Uscita autonoma: la donna ritrova un appoggio e completa il movimento mettendosi in sicurezza.
- Nessun intervento: non risultano attivazioni di 118, 115 o del numero blu 1530.
Il punto chiave è che l'episodio si è chiuso bene per fortuna, non per tecnica. La roccia di Lama Monachile è calcare carsico spesso friabile in superficie, reso ancora più insidioso dal sale, dalla polvere e dal passaggio continuo di persone.
Perché quella parete è più pericolosa di quanto sembri?
Perché sotto non c'è sempre acqua profonda e la caduta non è mai "un tuffo". Lama Monachile è una gola incisa nella roccia: ai lati della piccola spiaggia di ghiaia ci sono piattaforme rocciose e massi affioranti, e la profondità cambia in pochi metri. Una caduta da otto o dieci metri su roccia o su bassofondo produce fratture, traumi cranici e lesioni spinali, non un livido.
Un confronto utile serve a chiarire la scala del rischio. Quando Polignano ospita le tappe del circuito internazionale di tuffi dalle grandi altezze, gli atleti si lanciano da piattaforme intorno ai 27 metri, ma lo fanno con un'entrata in acqua verticale calibrata, in un punto batimetricamente verificato, con sommozzatori e ambulanza in posizione e la cala sgomberata. Chi si arrampica in ciabatte con la fotocamera al collo, invece, affronta la stessa parete con zero margine di errore e nessuna copertura di sicurezza.
C'è poi il fattore ambientale del mese di agosto: roccia a 40 gradi al sole, mani sudate, disidratazione. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico gestisce ogni anno oltre 10.000 missioni in Italia, e nei rapporti pubblicati sul portale statistico del CNSAS la disattenzione e l'inadeguatezza dell'attrezzatura restano tra le cause ricorrenti degli incidenti in ambiente impervio. Le scogliere costiere, dal punto di vista tecnico, sono ambiente impervio a tutti gli effetti.
Chi si chiama se una persona resta bloccata sugli scogli?
Si chiama il 112, e se la persona è raggiungibile solo dal mare si aggiunge il 1530 della Guardia Costiera. La regola pratica è una sola: chiamare subito, senza aspettare di capire se "ce la fa da sola". Cinque minuti guadagnati nell'attivazione fanno la differenza tra un recupero ordinato e un recupero su una persona già in ipotermia, in panico o caduta.
| Numero | Chi risponde | Quando usarlo |
|---|---|---|
| 112 | Numero Unico Emergenze | Sempre, come prima chiamata: smista alle centrali competenti |
| 1530 | Guardia Costiera | Persona in acqua, su scogli o parete raggiungibile dal mare |
| 115 | Vigili del fuoco (nuclei SAF) | Recupero su parete, calate su corda, taglio vegetazione |
| 118 | Emergenza sanitaria | Trauma da caduta, sospetta lesione spinale, annegamento |
Il numero blu 1530 è attivo 24 ore su 24 ed è descritto nel dettaglio sul sito della Guardia Costiera, che ogni estate pubblica i bilanci dell'operazione Mare Sicuro con migliaia di persone soccorse lungo gli 8.000 chilometri di coste italiane. Il messaggio operativo per chi assiste a una scena come quella di Lama Monachile: prima si telefona, poi eventualmente si filma. In questo caso i telefoni sono stati usati soprattutto per riprendere.
Si rischia una multa per arrampicarsi sulla parete?
Sì, e nei casi più gravi anche il conto del soccorso. Le condotte pericolose in ambito demaniale marittimo sono sanzionabili ai sensi dell'articolo 1164 del Codice della navigazione, oltre che in base alle ordinanze comunali e di sicurezza balneare della Capitaneria di porto competente. Le sanzioni amministrative per inosservanza delle ordinanze balneari partono in genere da poche decine di euro e possono superare i 500 euro nelle previsioni più severe.
C'è poi il capitolo dei costi di soccorso. In diverse regioni italiane, dalla Lombardia al Trentino, il recupero in ambiente impervio con elicottero senza reale condizione di pericolo di vita viene addebitato con tariffe che possono arrivare a diverse migliaia di euro. Nel caso dell'8 agosto 2026 non si pone alcun problema del genere, perché nessun mezzo è stato attivato. Ma vale come avvertenza: uno scatto può costare più della vacanza.
Come fotografare Lama Monachile senza mettersi in pericolo?
Si fotografa dal ponte, non dalla parete. Le tre inquadrature che rendono meglio la cala non richiedono un solo metro di arrampicata:
- Ponte borbonico di via San Vito: è il punto da cui provengono il 90% delle immagini che circolano di Polignano, con la gola inquadrata frontalmente. Luce migliore all'alba, tra le 6 e le 7.30, quando la cala è vuota.
- Terrazza di Santo Stefano e belvedere di piazzale Aldo Moro: prospettiva alta sul mare aperto, ideale al tramonto.
- Dal mare: un giro in barca o in kayak dalle grotte marine restituisce la parete in verticale, che dalla parete stessa non si può vedere.
Un treppiede compatto e un grandangolo equivalente 16-24 mm risolvono tutto ciò che la turista dell'8 agosto stava cercando di ottenere mettendo a rischio la propria incolumità. Chi vuole abbinare Polignano a Monopoli, alle grotte di Castellana e a Matera fa bene a valutare formule con volo e auto a noleggio incluse tra le offerte per la Puglia su lol.travel, perché senza mezzo proprio le cale minori restano irraggiungibili nelle ore migliori per la luce.
Il consiglio pratico
Se siete in una cala e vedete qualcuno salire su una parete senza attrezzatura, chiamate il 112 mentre la persona è ancora in movimento e non quando è già bloccata: la centrale può sempre annullare l'uscita, mentre non può recuperare i minuti persi. E se il vostro obiettivo è la foto perfetta di Lama Monachile, andateci alle 6.30 del mattino con un grandangolo e restate sul ponte borbonico: otterrete un'immagine migliore di quella scattata a metà parete, senza rischiare una frattura vertebrale, una sanzione da centinaia di euro e la parte del protagonista involontario nel video virale della giornata.