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I viaggi a piedi in Italia stanno vivendo una stagione d'oro. Sempre più persone scelgono di lasciare l'auto in garage e affidarsi al ritmo dei propri passi per scoprire un Paese che, fuori dalle solite rotte turistiche, custodisce tesori invisibili a chi corre. Laghetti alpini dimenticati, piccole chiese romaniche, calanchi lunari, faggi secolari che hanno visto passare San Francesco: nulla di tutto questo si lascia raggiungere in fretta.
La recente pubblicazione curata da Fabrizio Ardito, Sara Cavina e Sara Zanni, tre fra le firme più autorevoli dell'escursionismo italiano, ha rimesso al centro un'idea semplice: il viaggio più ricco è spesso il più lento. E i numeri lo confermano. Secondo i dati raccolti dalle principali associazioni di settore, nel 2025 oltre 4 milioni di italiani hanno percorso almeno un cammino di più giorni, con una crescita a doppia cifra rispetto al periodo pre-pandemico.
Offerte e risorse utili:
Perché camminare cambia il modo di vedere l'Italia
Quando si viaggia in auto, il paesaggio diventa una cartolina sfocata dietro al finestrino. A piedi, invece, si entra dentro al territorio. Si sentono gli odori del bosco, si distinguono le voci di un borgo, si nota la pietra consumata di un'edicola votiva. È un'esperienza che gli antropologi chiamano "percezione embodied": il corpo partecipa alla conoscenza del luogo, non si limita a osservarlo.
Questa è la differenza fra il turismo convenzionale e il turismo lento. Non è una questione di moda, ma di profondità. Camminare per ore lungo un crinale appenninico o fra gli ulivi del Salento permette di costruire un legame con il paesaggio che nessuna gita organizzata può replicare.
Le aree meno battute che meritano un cammino
L'Italia escursionistica non è solo Dolomiti e Cinque Terre. Ci sono regioni intere che restano fuori dai radar turistici e proprio per questo offrono il meglio.
Appennino centrale e Sabina
Fra Lazio, Umbria e Abruzzo si nascondono valli silenziose dove il tempo sembra fermarsi. Il Faggio di San Francesco a Rivodutri, citato in molte guide recenti, è solo uno degli alberi monumentali che si possono raggiungere con qualche ora di cammino. Da non perdere anche i Monti della Laga e l'altopiano di Rascino.
Basilicata interna
I calanchi lucani, fra Aliano e Craco, regalano uno dei paesaggi più cinematografici d'Europa. Carlo Levi li descrisse come una "luna di argilla" e oggi sono attraversati da sentieri perfettamente segnalati.
Sardegna dell'entroterra
Dimenticate le spiagge per un attimo. Il Supramonte, la Barbagia e il Gennargentu nascondono codule, nuraghi isolati e foreste di lecci che pochi viaggiatori conoscono davvero.
Come organizzare un cammino di più giorni
Pianificare un viaggio escursionistico richiede attenzione, ma non deve spaventare. Tre consigli pratici basati sull'esperienza sul campo.
Scegliete il periodo giusto. Aprile, maggio, settembre e ottobre sono i mesi ideali per la maggior parte dei cammini italiani. In estate puntate solo su quote superiori ai 1.500 metri.
Allenatevi prima. Anche un cammino "facile" può diventare massacrante se non siete abituati a 15 chilometri al giorno con uno zaino. Iniziate con uscite brevi nelle settimane precedenti.
Riducete il peso dello zaino. La regola d'oro è non superare il 10 per cento del proprio peso corporeo. Ogni grammo in più si sente, dopo otto ore di marcia.
Per chi preferisce abbinare il cammino a soggiorni più strutturati, può essere utile dare un'occhiata ai pacchetti vacanza proposti dai tour operator italiani, che spesso includono trasferimenti e mezza pensione lungo le tappe principali.
L'attrezzatura essenziale
Non serve spendere una fortuna, ma alcune cose non si possono improvvisare. Scarponi rodati, calzini tecnici, una giacca antipioggia leggera, bastoncini telescopici e una borraccia da almeno un litro sono il minimo sindacale. Aggiungete un kit di pronto soccorso, cerotti per le vesciche e una mappa cartacea: il GPS può sempre tradire.
Il valore di un'Italia che si svela lentamente
In fondo, il messaggio dei grandi escursionisti italiani è proprio questo: il Paese più bello non è quello che si vede dal finestrino, ma quello che si conquista un passo alla volta. Camminare significa restituire dignità ai luoghi minori, ai sentieri dimenticati, alle comunità che senza il passaggio dei viandanti rischierebbero di sparire. È turismo, certo, ma anche un piccolo atto di cura culturale.